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Smaltimento di amianto, arrestato per concussione un impiegato comunale e sequestrati tre pc

Smaltimento di amianto

Smaltimento di amianto : Un altro dipendente del Municipio sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati. A denunciare, facendo partire l’inchiesta, è stato un imprenditore

L’accesso al Comune di Campobello di Licata è stato fatto stanotte. All’una circa, i carabinieri si sono fatti aprire le porte del Municipio ed hanno sequestrato tre pc, fra due diversi uffici. Verosimilmente poco prima era stato arrestato, per l’ipotesi di reato di concussione, il dipendente comunale Francesco La Mendola.

Concussione è la fattispecie prevista per un pubblico ufficiale che abusando delle sue funzioni costringe o induce alla consegna o alla promessa indebita di una somma di denaro.

L’inchiesta – coordinata dal sostituto procuratore Carlo Cinque – ruota attorno ad un appalto per la raccolta e lo smaltimento di amianto e di rifiuti speciali. Vi sarebbe almeno un’altra persona – un altro dipendente comunale – iscritto nel registro degli indagati. A condurre, sul campo, l’operazione – che ha permesso anche di sequestrare i tre pc, dei due impiegati comunali, – sono stati i carabinieri.

Militari dell’Arma che, a quanto pare, avrebbero ricevuto una denuncia da un imprenditore. Vi sarebbe stato, dunque, un appostamento e il dipendente dell’Utc sarebbe stato arrestato a Piano Bugiades a Licata – in flagranza di reato.

Il riserbo, come sempre avviene in casi delicati, è fitto, anzi categorico. Sia da parte degli investigatori che da parte degli inquirenti.

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Morto di amianto, l’Autorità portuale è responsabile

L’ente è un “datore di lavoro di fatto” e rientra nella sua sfera la salute degli addetti, anche quando non risultano essere suoi diretti dipendenti. Lo ha stabilito la sentenza del tribunale di Trieste n. 214,

emessa il 9 agosto scorso, che ha condannato l’Autorità portuale di mare Adriatico orientale-Porto di Trieste al risarcimento dei danni, patrimoniali e non, in favore degli eredi di un lavoratore, deceduto nel 2011 a causa di una prolungata esposizione all’amianto. Per Giancarlo Moro, consulente legale di Inca, che ha patrocinato il ricorso degli eredi, si tratta di “una sentenza importante, che si può estendere ai maggiori porti italiani”, dove spesso la manodopera viene reclutata attraverso cooperative di lavoratori portuali (o compagnie).

Un sistema che, di fatto, fa perdere le tracce degli imprenditori sui quali ricade l’onere di assicurare la massima protezione dei lavoratori nello svolgimento delle mansioni, secondo il dettato del decreto legislativo 81/08, rendendo difficile l’individuazione delle responsabilità quando subentrano infortuni o malattie professionali.

Il caso esaminato dai giudici triestini è emblematico: il lavoratore deceduto per una “neoplasia polmonare disseminata”, addetto al carico e scarico, stoccaggio e movimentazione delle merci in arrivo ed in partenza presso il Porto di Trieste, ha lavorato dal 1960 fino al pensionamento come dipendente dell’Ente Magazzini Generali di Trieste, trasformatosi in Ente Autonomo e, infine, divenuto Autorità di sistema portuale per il mare Adriatico orientale, per effetto della legge istitutiva n. 84/94.

Secondo la sentenza, queste “trasformazioni” non fanno venir meno l’obbligo della tutela in capo alle attuali autorità portuali poiché, spiega il dispositivo, “subentrano alle organizzazioni portuali nella proprietà e nel possesso dei beni in precedenza non trasferiti e in tutti i rapporti in corso (…) senza limiti concernenti le funzioni svolte precedentemente e quelle mantenute dall’Autorità portuale”.

In materia di sicurezza e prevenzione, il giudice di Trieste distingue il ruolo delle compagnie, la cui “unica attività” è quella di fornire la manodopera necessaria per lo svolgimento delle mansioni da quella “effettivamente imprenditoriale dell’Ente Porto che, quindi, deve ritenersi datore di lavoro di fatto dei soci lavoratori della compagnia”, o almeno “committente, visto che pagava il lavoro dei facchini mandati dalla compagnia a svolgere l’attività nel suo interesse e dallo stesso gestita nei suoi ambienti (magazzini, scali, banchine) o in quelli di proprietà dei suoi interlocutori diretti (navi, vagoni ecc.)”.

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Responsabilità professionale sanitaria: la nuova tutela del danneggiato

Responsabilità professionale

Il contributo esamina la recente riforma della responsabilità professionale sanitaria dal punto di vista della normativa processuale.

Articolo tratto dalla rivista Nuove leggi civili commentate, Cedam, segnalazione del 09/08/2017 su Altalex.com

Di seguito pubblichiamo integralmente un estratto dell’articolo sulla responsabilità professionale sanitaria.

 

Sommario
1. Inquadramento oggettivo
2. La condizione di procedibilità
3. La rivalsa e la responsabilità amministrativa
4. Considerazioni finali

1. Inquadramento oggettivo.

A conclusione di un percorso formalmente iniziato nei primi mesi del 2015, ma preceduto da un risalente dibattito fra i soggetti a vario titolo coinvolti, è stata infine approvata la legge 8 marzo 2017 n. 24, intitolata “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”. Di tale complessa disciplina, volta a regolare i molteplici aspetti del c.d. rischio clinico conseguente all’attività medico-sanitaria, in questa sede ci proponiamo di prendere in esame le norme che interessano il processo civile e gli istituti collegati al medesimo.

È però necessario, dapprima, individuare per quali situazioni può darsi luogo a un giudizio.

Il sostrato sostanziale di riferimento è fornito principalmente, benché non esclusivamente, dalla previsione di una responsabilità civile sia della struttura sia del soggetto che esercita la professione sanitaria (art. 7, l. cit.). A fronte di questa disposizione, che adotta il sistema del c.d. doppio binario, il danno subito dalla persona nell’ambito di una struttura sanitaria può ricadere tanto sull’ente che abbia erogato la prestazione, ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c., quanto sul sanitario che di tale prestazione sia stato l’esecutore, ai sensi dell’art. 2043 c.c. Di conseguenza l’azione giudiziale risarcitoria può essere esercitata nei confronti di entrambi, ferma restando la differente tipologia sostanziale che connota le rispettive responsabilità.

A riguardo è opportuno precisare che le due fattispecie considerate, quella a titolo contrattuale nei confronti dell’ente e quella a titolo extracontrattuale nei confronti dell’operatore sanitario, sembrano congegnate in maniera tale da far scaturire in capo al paziente due distinti diritti in concorso fra loro: cioè diritti che possono farsi valere con domande congiunte all’interno di uno stesso processo, oppure disgiuntamente in processi diversi, senza che la negazione dell’uno impedisca il riconoscimento dell’altro, ma con la particolarità che, in quanto finalizzati al medesimo risultato economico, detti diritti non possono accumularsi, sicché la soddisfazione dell’uno comporta anche l’estinzione dell’altro.

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Risarcimento danni da Responsabilita professionale

Malattie professionali da amianto, tempo fino al 16 settembre per la pensione

Malattie professionali

La legge di Bilancio 2017 ha previsto infatti il riconoscimento del diritto a conseguire la nuova pensione di inabilità ai soggetti affetti da malattie professionali connesse all’esposizione all’Amianto.

Il decreto 31 maggio che ne è seguito, disciplina i criteri e le modalità per la concessione. I soggetti destinatari della prestazione sono i lavoratori affetti da malattie professionali quali: mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, carcinoma polmonare e asbestosi riconosciuti di origine professionale. La patologia deve essere riconosciuta di origine professionale o come causa di servizio con apposita certificazione rilasciata dall’Inail o da altre pubbliche amministrazioni competenti. Per accedere alla pensione di inabilità debbono risultare versati e accreditati a favore dell’assicurato almeno cinque anni nell’arco dell’intera vita lavorativa.

Per l’anno 2017, le domande di accesso al beneficio devono essere presentate all’Inps entro e non oltre il sessantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente decreto nella Gazzetta Ufficiale. Il decreto è stato pubblicato il 18 luglio, pertanto la scadenza per la presentazione delle domande è il 16 settembre.

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Corte di cassazione: Danni da amianto, basta la probabilità

Corte di cassazione

La Corte di cassazione si è pronunciata sulla risarcibilità dei danni per patologie amianto-correlate

Con lasentenza 19270/2017 la Corte di cassazione si è pronunciata, sulla risarcibilità dei danni per patologie amianto-correlate, affermando che sussiste la responsabilità del datore di lavoro ogni volta che risulti, in base al principio «del più probabile che non», che sia stata l’esposizione ad amianto sul luogo di lavoro (e, nel caso specifico, ad altri agenti chimici utilizzati per la lavorazione del vetro) a causare l’insorgenza della malattia, seppur in presenza di altre possibili concause, quali il fumo di sigaretta o pregresse patologie polmonari del dipendente trattate con farmaci sospetti cancerogeni.

La sentenza trae origine dai ricorsi di due società succedutesi nel tempo nella titolarità dello stabilimento produttivo presso cui il dipendente (ormai deceduto al momento della sentenza) ha lavorato per oltre 25 anni, entrambe soccombenti nei precedenti gradi di giudizio e condannate al pagamento dei danni agli eredi.

Le ricorrenti, censurando la sentenza della Corte d’appello di Firenze, hanno lamentato la mancata applicazione del cosiddetto metodo scientifico nel valutare l’esistenza di un nesso di causa, avendo i giudici di merito ragionato in termini di «elevata probabilità logica» e, dunque, con un criterio non scevro da valutazioni, piuttosto che affidarsi alla «probabilità statistica».

La Cassazione ha affermato che, qualora le leggi scientifiche non consentano un’assoluta certezza della derivazione causale, la regola di giudizio deve essere quella della preponderanza dell’evidenza o criterio «del più probabile che non», che va verificato non in base a una probabilità solo statistico quantitativa dell’evento quanto in ragione di una probabilità logica, «riconducendone il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma (e nel contempo di esclusione di altri possibili alternativi) disponibili in relazione al caso concreto».

Nel 2008 (sentenza 576) le Sezioni unite avevano chiarito tale principio, ma …

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Non solo amianto nelle attività dell’Arsenale Militare: rischi connessi anche alle Fibre Ceramiche e Refrattarie

Fibre Ceramiche

Un nuovo rischio – “Le Fibre Ceramiche e Refrattarie“ – potrebbe aver colpito anche in sinergia con l’amianto a bordo delle navi della Marina e nelle officine degli Arsenali. Lo comunica Luciano Carleo, presidente di Contramianto e altri rischi onlus.

“Nel corso degli anni alla graduale, ma non definitiva, bonifica dell’amianto – spiega Carleo – ha corrisposto la sua sostituzione con altri materiali di coibentazione come “Le Fibre Ceramiche e Refrattarie“, sostanze con possibili effetti nocivi sull’apparato polmonare ed associati anche ad irritazione cutanea, oculare, ostruzione nasale e tosse secca. Nessuno parla dell’uso in Marina Militare delle “Fibre Ceramiche e Refrattarie“ ma il loro impiego è stato vario ed esteso al pari dell’amianto. Non allarmismo ma grande attenzione in considerazione del fatto che “Le Fibre Ceramiche e Refrattarie” sono sostanze tossiche e considerate irritanti respiratori che possono provocare patologie quali Fibrosi, Placche pleuriche ed Ispessimenti ed i cui effetti di possibile cancerogeno, associato al Tumore del polmone, vanno valutati in relazione a specifiche caratteristiche delle fibre e non generalizzato per tutti i tipi.

Come definito nel 2015 dalla Conferenza Stato Regione nelle Linee Guida delle Fibre Artificiali Vetrose “Per i lavoratori esposti alle fibre ceramiche refrattarie è sempre obbligatoria la sorveglianza sanitaria“ “e l’istituzione da parte del datore di lavoro, tramite il Medico Competente, del Registro degli esposti”, va precisato che l’obbligo del controllo sanitario e l’istituzione del Registro sono sempre legati alla valutazione del rischio per la salute dei lavoratori come prevista per gli agenti cancerogeni e nocivi.

La presenza delle Fibre Ceramiche in aree e mezzi militari e la correlazione al possibile rischio da esposizione con probabili conseguenze sulla salute di militari ed operai del Ministero della Difesa è stato già rappresentato da Contramianto in Commissione Parlamentare d’inchiesta lo scorso luglio durante l’audizione tenuta a Palazzo San Macuto nel corso della quale sono state riportate le evidenze di malattie e morti per patologie asbesto-correlate in Marina Militare che solo a Taranto e secondo i dati disponibili ad oggi in archivio Contramianto indicano oltre 300 casi, Marinai e Operai Arsenale, dei quali 170 tumorali ( 90 mesotelioma, 63 cancro polmone, 17 cancro laringe, renale , trachea , cerebrale ) e 130 non-tumorali (asbestosi, fibrosi, placche, ispessimenti).

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Amianto, a Bari demolito il ‘torrino della morte’ nell’area della ex Fibronit

Bari

Fibronit Il ‘torrino della morte’ non c’è più.

A Bari dopo due mesi di lavori all’interno della Fibronit di Japigia è stato demolito il primo edificio: si tratta del capannone D, che “tanta paura faceva alla città per il rischio di crollo in casi di forte vento”, ricorda il sindaco Antonio Decaro. Il primo cittadino è stato all’interno dell’ex fabbrica di amianto per verificare l’andamento dei lavori. “Il 20 giugno scorso siamo stati qui per assistere all’avvio della demolizione del primo muro della ex fabbrica della Fibronit e veder crollare un pezzo tra i più tristi della storia della nostra città. Oggi siamo di nuovo nell’area, senza tute e senza maschere facciali con filtri, perché il sito è stato completamente bonificato e l’aria è pulita e sicura. Con l’abbattimento di questi edifici e con il prosieguo della bonifica, già completata a sud, sconfiggeremo il mostro che tanto male ha fatto alla città di Bari, dando nuova vita a questo luogo con un grande parco urbano” (Francesca Russi)

Leggi l’articolo originale di Francesca Russi su repubblica.it

Amianto: esposte 125 milioni di persone nel mondo

Circa 125 milioni di persone nel mondo sono attualmente esposte all’amianto sul posto di lavoro.

Nel 2004, il cancro polmonare, il mesotelioma e l’asbestosi provocati da esposizioni professionali hanno causato 107.000 morti e 1.523.000 anni di vita con disabilità. Inoltre, diverse migliaia di morti possono essere attribuite ad altre malattie legate all’amianto, nonché alle esposizioni non lavorative all’amianto. Circa la metà delle morti da cancro professionale è stimata essere causata da amianto.

Si stima inoltre che diverse migliaia di decessi annualmente possano essere attribuiti all’esposizione all’amianto in casa. È stato anche dimostrato che la coesposizione ai fumi del tabacco e alle fibre di amianto aumenta notevolmente il rischio per il cancro ai polmoni e più è il fumo, maggiore è il rischio.

Secondo la scheda informativa appena pubblicata dall’Oms, l’eliminazione delle malattie correlate all’amianto dovrebbe avvenire attraverso le seguenti azioni di sanità pubblica:

a. riconoscendo che il modo più efficace per eliminare le malattie legate all’amianto è quello di interrompere l’uso di tutti i tipi di amianto;

b. sostituendo l’amianto con sostituti più sicuri e sviluppando meccanismi economici e tecnologici per stimolare la sua sostituzione;

c. adottando misure per prevenire l’esposizione all’amianto e durante la sua rimozione (abbattimento);

d. migliorando la diagnosi precoce, il trattamento, la riabilitazione sociale e medica delle malattie legate all’amianto e creando registri di persone con esposizioni passate e / o correnti all’amianto.
L’eliminazione delle malattie correlate all’amianto è particolarmente mirata ai paesi che ancora usano l’amianto crisotile, oltre all’assistenza in relazione alle esposizioni derivanti dall’uso storico di tutte le forme di amianto.

Tutte le forme di amianto sono cancerogene per gli esseri umani.L’esposizione all’amianto, compreso il crisotile, provoca cancro del polmone, della laringe e delle ovaie e anche del mesotelioma (cancro pleurico e peritoneale). L’esposizione all’amianto è anche responsabile di altre malattie come l’asbestosi (fibrosi dei polmoni) e le placche, l’ispessimento e l’effusione nella pleura.

Leggi l’articolo originale su informasalus.it

Per trent’anni respirò amianto all’Eni

amianto all’Eni

Sannazzaro, l’appello ribalta la sentenza del tribunale di Pavia, riconosciuti i contributi agli eredi di un operaio morto di mesotelioma

SANNAZZARO. amianto all’Eni: la Corte di appello di Milano ha ribaltato la sentenza del Tribunale del lavoro di Pavia nella causa intentata dalla famiglia di Davide Fabretti nei confronti dell’Inps. L’istituto aveva negato i benefici economici dovuti per la morte legata all’amianto a suo padre Fabio Fabretti, dipendente Eni, morto all’età di 67 anni, nel 2012, per mesotelioma pleurico da esposizione di amianto. La Corte di Milano ha condannato l’Inps a rivalutare la posizione contributiva dell’operaio nel periodo dal 1967 al 1997, quando fu trasferito da Cremona alla raffineria Eni di Sannazzaro.

Il tribunale di Pavia aveva negato l’esposizione all’amianto nel periodo di Sannazzaro, riconoscendogli solo quella del quadriennio di lavoro precedente sempre all’Eni, ma a Cremona.

«Mio padre – spiega Davide Fabretti – lavorò alla raffineria di Sannazzaro per trent’anni, dal 1967 al ‘97 ,come operaio addetto alla centralina delle pompe di rilancio, dapprima sui gasdotti, poi sugli oleodotti. Durate il suo orario lavorativo ha respirato e maneggiato amianto senza alcuna protezione e ignaro dei rischi che stava correndo. Mai è stato sottoposto ad alcun controllo per verificare il suo stato di salute, neppure dopo l’entrata in vigore della legge che riconosceva la pericolosità di questa sostanza. Dopo il ’97 passò alla funzione di impiegato sino al suo pensionamento, ma per un errore di trascrizione figurò come impiegato per tutto il periodo di permanenza a Sannazzaro, durato 30 anni. Grazie alle testimonianze e all’opera dell’avvocatoabbiamo dimostrato che l’esposizione durò 34 anni, non solo i 4 anni di Cremona».

Il primo ricorso risale al 2014. «Dopo un lungo cammino è arrivata la sentenza che rende giustizia a mio padre, vittima riconosciuta dell’amianto – dice il figlio – Verrà rivalutata la pensione a favore di mia madre e poi viene confermata una patologia che dimostra come in raffineria fosse presente tanto amianto, e ancora ne resta da bonificare.

Leggi l’articolo di Paolo Calvi su La Provincia Pavese

Senigallia – Presenza di amianto vicino alla scuola

presenza di amianto

Dopo un anno nessun intervento in un’abitazione a fianco all’asilo di Borgo Bicchia a Senigallia. Era stata segnalata la presenza di amianto, lastre in eternit danneggiate e vetuste. Ala chiede un intervento

SENIGALLIA – Da tredici anni a questa parte, ALA (associazione lotta all’amianto) riceve con frequenza segnalazioni, denunce e proteste sulla presenza di amianto a Senigallia e, costantemente, combatte per la tutela della salute dei cittadini. La spiaggia di velluto è una delle città delle Marche dove si è registrata la maggiore presenza di amianto. ‹‹La cosa più grave è però spesso l’assenza di collaborazione, da parte delle istituzioni, per affrontare e risolvere le varie delicate questioni che vengono portate all’attenzione da parte nostra››, spiega Carlo Montanari, presidente di ALA.

I fatti
Il 2 luglio 2016, l’ALA scriveva all’Asur ed al Comune di Senigallia per evidenziare la presenza di lastre di cemento-amianto vetuste, da bonificare, a pochi metri da una scuola dell’infanzia. Siamo come al solito a Senigallia, in via del Lavoro, frazione Borgo Bicchia. A fianco alla ristrutturata scuola dell’infanzia “San Gaudenzio”, recentemente inaugurata, grazie al contributo del Rotary Senigallia, dopo i danneggiamenti subiti a seguito dell’alluvione del 3 maggio 2014, si trova un’abitazione con un tetto che presenta una copertura di lastre in cemento-amianto che spolverano fibre.

‹‹La situazione diventa ancora più grave, indicavo nella missiva di un anno fa – riferisce sempre Montanari – proprio perché siamo nei pressi di una struttura che ospita bambini. La bonifica diventa insomma assolutamente urgente, per tutelare la sicurezza dei bambini prima che riprenda l’anno scolastico. Dopo un anno, l’unico provvedimento ufficiale che mi è stato reso noto è la lettera protocollo 0120679 del 06 luglio 2016 a firma del direttore del servizio -dipartimento di prevenzione servizio igiene e sanità pubblica a firma del dott. Giovanni Fiorenzuolo in cui si dice: “ai sensi del punto 4 del d.m.06.09.94 è stato richiesto alla proprietà il programma di controllo e manutenzione dei materiali contenti amianto”. Ma ad oggi non è ancora stato fatto niente.

Leggi l’articolo di Silvia Santarelli su CentroPagina.it