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Per trent’anni respirò amianto all’Eni

amianto all’Eni

Sannazzaro, l’appello ribalta la sentenza del tribunale di Pavia, riconosciuti i contributi agli eredi di un operaio morto di mesotelioma

SANNAZZARO. amianto all’Eni: la Corte di appello di Milano ha ribaltato la sentenza del Tribunale del lavoro di Pavia nella causa intentata dalla famiglia di Davide Fabretti nei confronti dell’Inps. L’istituto aveva negato i benefici economici dovuti per la morte legata all’amianto a suo padre Fabio Fabretti, dipendente Eni, morto all’età di 67 anni, nel 2012, per mesotelioma pleurico da esposizione di amianto. La Corte di Milano ha condannato l’Inps a rivalutare la posizione contributiva dell’operaio nel periodo dal 1967 al 1997, quando fu trasferito da Cremona alla raffineria Eni di Sannazzaro.

Il tribunale di Pavia aveva negato l’esposizione all’amianto nel periodo di Sannazzaro, riconoscendogli solo quella del quadriennio di lavoro precedente sempre all’Eni, ma a Cremona.

«Mio padre – spiega Davide Fabretti – lavorò alla raffineria di Sannazzaro per trent’anni, dal 1967 al ‘97 ,come operaio addetto alla centralina delle pompe di rilancio, dapprima sui gasdotti, poi sugli oleodotti. Durate il suo orario lavorativo ha respirato e maneggiato amianto senza alcuna protezione e ignaro dei rischi che stava correndo. Mai è stato sottoposto ad alcun controllo per verificare il suo stato di salute, neppure dopo l’entrata in vigore della legge che riconosceva la pericolosità di questa sostanza. Dopo il ’97 passò alla funzione di impiegato sino al suo pensionamento, ma per un errore di trascrizione figurò come impiegato per tutto il periodo di permanenza a Sannazzaro, durato 30 anni. Grazie alle testimonianze e all’opera dell’avvocatoabbiamo dimostrato che l’esposizione durò 34 anni, non solo i 4 anni di Cremona».

Il primo ricorso risale al 2014. «Dopo un lungo cammino è arrivata la sentenza che rende giustizia a mio padre, vittima riconosciuta dell’amianto – dice il figlio – Verrà rivalutata la pensione a favore di mia madre e poi viene confermata una patologia che dimostra come in raffineria fosse presente tanto amianto, e ancora ne resta da bonificare.

Leggi l’articolo di Paolo Calvi su La Provincia Pavese

Senigallia – Presenza di amianto vicino alla scuola

presenza di amianto

Dopo un anno nessun intervento in un’abitazione a fianco all’asilo di Borgo Bicchia a Senigallia. Era stata segnalata la presenza di amianto, lastre in eternit danneggiate e vetuste. Ala chiede un intervento

SENIGALLIA – Da tredici anni a questa parte, ALA (associazione lotta all’amianto) riceve con frequenza segnalazioni, denunce e proteste sulla presenza di amianto a Senigallia e, costantemente, combatte per la tutela della salute dei cittadini. La spiaggia di velluto è una delle città delle Marche dove si è registrata la maggiore presenza di amianto. ‹‹La cosa più grave è però spesso l’assenza di collaborazione, da parte delle istituzioni, per affrontare e risolvere le varie delicate questioni che vengono portate all’attenzione da parte nostra››, spiega Carlo Montanari, presidente di ALA.

I fatti
Il 2 luglio 2016, l’ALA scriveva all’Asur ed al Comune di Senigallia per evidenziare la presenza di lastre di cemento-amianto vetuste, da bonificare, a pochi metri da una scuola dell’infanzia. Siamo come al solito a Senigallia, in via del Lavoro, frazione Borgo Bicchia. A fianco alla ristrutturata scuola dell’infanzia “San Gaudenzio”, recentemente inaugurata, grazie al contributo del Rotary Senigallia, dopo i danneggiamenti subiti a seguito dell’alluvione del 3 maggio 2014, si trova un’abitazione con un tetto che presenta una copertura di lastre in cemento-amianto che spolverano fibre.

‹‹La situazione diventa ancora più grave, indicavo nella missiva di un anno fa – riferisce sempre Montanari – proprio perché siamo nei pressi di una struttura che ospita bambini. La bonifica diventa insomma assolutamente urgente, per tutelare la sicurezza dei bambini prima che riprenda l’anno scolastico. Dopo un anno, l’unico provvedimento ufficiale che mi è stato reso noto è la lettera protocollo 0120679 del 06 luglio 2016 a firma del direttore del servizio -dipartimento di prevenzione servizio igiene e sanità pubblica a firma del dott. Giovanni Fiorenzuolo in cui si dice: “ai sensi del punto 4 del d.m.06.09.94 è stato richiesto alla proprietà il programma di controllo e manutenzione dei materiali contenti amianto”. Ma ad oggi non è ancora stato fatto niente.

Leggi l’articolo di Silvia Santarelli su CentroPagina.it

Amianto, inchiesta per omicidio colposo. Indagati due imprenditori di Vado

omicidio colposo

Il lavoratore vadese deceduto per il mesotelioma aveva lavorato in alcuni cantieri navali

Questa volta non è una causa civile finalizzata ad un risarcimento economico. E neppure una causa di lavoro, ma un’indagine penale per stabilire eventuali responsabilità dei datori di lavoro che non hanno protetto un loro dipendente dall’amianto-killer.

Questa volta si è indagato per omicidio colposo. E il pubblico ministero non ha archiviato le accuse, preparandosi a chiedere il rinvio a giudizio. Ovvero a chiedere il processo per due datori di lavoro dopo aver chiuso le indagini. È uno dei primi casi trattati in provincia di Savona dal punto di vista penale.

Il dipendente avrebbe respirato fibre e polvere d’amianto per anni. La morte per mesotelioma pleurico del vadese Giuseppe R. -malattia professionale riconosciuta dall’Inail contratta durante il lavoro nel settore della nautica- avrebbe dei responsabili secondo la tesi d’accusa della Procura. Sarebbero i datori di lavoro. Per cui nei giorni scorsi sono state chiuse le indagini con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

Dopo la notifica di «fine indagini» firmata dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro gli avvocati degli indagati hanno a disposizione venti giorni per depositare memorie difensive o chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero. Il prossimo passo è la richiesta di rinvio a giudizio davanti questa volta ad una«non archiviazione».

Giuseppe R. lavorava nel settore delle demolizioni delle navi, nei cantieri navali. Morì il 18 febbraio 2008. Nove anni fa. Aveva 75 anni. Pochi mesi prima si era rivolto ad un legale e insieme alla moglie aveva depositato le prime denunce. Era andato in pensione nel 1993. Aveva sempre lavorato come “tagliaferro” a bordo delle navi e in ambienti chiusi. In un primo momento il giudice per l’udienza preliminare accolse il ricorso dei familiari (parte offesa) che si opposero alla proposta di iniziale archiviazione a cui arrivò la Procura. Il giudice dispose nuove indagini. Il pubblico ministero Giovanni Battista Ferro insieme alla polizia giudiziaria dell’Asl in Procura è ripartito e ha ricostruito tipo e periodi di lavoro svolti dall’uomo individuare le ditte “Giuseppe Riccardi” poi “Vado Marina” con sede a Vado sull’Aurelia, per cui Giuseppe R. aveva lavorato per circa 14 anni.

Leggi l’articolo di Alberto Parodi su LA STAMPA SAVONA

30/06/2017

Ascoli, al Centro per l’impiego c’è amianto e va rimosso

Centro per l’impiego

Il verdetto delle analisi. “Ma è la versione meno pericolosa”

Ascoli, 20 giugno 2017 – Ora è ufficiale. Quello trovato nel pavimento della palazzina di via Kennedy che ospita il Centro per l’impiego e l’Istituto professionale servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera è amianto. Vinil amianto per l’esattezza. E ora dovrà essere rimosso. La conferma è arrivata solo qualche giorno fa sulla scrivania del direttore del Servizio igiene e sanità pubblica di Ascoli, Claudio Angelini, che dopo aver fatto prelevare dai suoi tecnici alcuni campioni li aveva mandati per essere analizzati al laboratorio specializzato dell’Arpam di Pesaro. «I risultati sono arrivati e sono positivi – dice Angelini –. E ora dovrebbe partire l’ordinanza che prevede la rimozione. L’amianto, però, è presente sono in alcune parti. E si tratta di vinil amianto, ovvero di fibre in amianto inglobate nella plastica del pavimento. Nonostante abbia la stessa colorazione non si tratta fortunatamente di eternit che libera fibre nell’ambiente. In questo caso, infatti, non c’è alcuna propagazione nell’aria. E dunque lo porrei all’ultimo posto nella scala della pericolosità.

Ma comunque, da un punto di vista della sicurezza, è bene comunque rimuoverlo per stare più tranquilli. Le soluzioni – continua – sono due. La normativa a tal proposito è chiara: si può o rimuoverlo o confinarlo con il rifacimento sopra di un pavimento. Ma in quest’ultimo caso si tratterebbe solo di un procrastinare la problematica. E dunque la soluzione più vantaggiosa è quella di rimuoverlo. Dalla Provincia, del resto, c’è la massima disponibilità nell’operare nel migliore dei modi. Per quanto mi riguarda – conclude – già domani (oggi ndr) invierò il mio parere al sindaco, poi sarà la medicina del lavoro a dare le indicazioni per la bonifica. Bonifica che sarà fatta subito nel piano che ospita la scuola».

Ricordiamo che inizialmente, poco più di un mese fa, la segnalazione al Servizio igiene e sanità pubblica di Ascoli circa il sospetto della presenza di amianto è partita da un tecnico della Provincia. E immediatamente sono stati eseguiti i prelievi. Il dubbio che si trattasse di un pavimento in vinil amianto, piuttosto che in linoleum, c’è subito stato.

Leggi l’articolo di LORENZA CAPPELLI su ilRestodelCarlino.it

L’ amianto killer ha ucciso Montesi

amianto killer

SENIGALLIA – Il Motoclub Senigallia in lutto per la scomparsa di Idreno Montesi, vittima dell’ amianto killer. Proprietario del Verde Menta, il noto locale sul lungomare Alighieri dato in gestione, aveva lavorato fino all’età della pensione in un cantiere ad Ancona ed era appassionato di moto.

Faceva parte del gruppo di motociclisti meglio noti come le “Lumache rumorose”, non più giovanissimi ma che ancora se la cavano egregiamente. Idreno Montesi è morto domenica a 67 anni nella Rsa di Corinaldo, dove si trovava ricoverato da qualche tempo a seguito della malattia. A dare l’annuncio della sua scomparsa è stato ieri il Motoclub Senigallia nella sua pagina Facebook. «Ieri ci ha lasciato Idreno Montesi, ha combattuto fino all’ultimo contro quel male più forte di noi. Gran “personaggio”, appassionato di motori da sempre, allegro, sempre pronto a partire con i suoi amici e quelle “lumache rumorose” inseparabili compagne. Vogliamo ricordarlo cosi, in sella ad uno dei suoi bei ferri. Il funerale ci sarà martedì (oggi, ndr) alle 16 alla chiesa del Portone».

Idreno Montesi lascia i figli Davide e Daniele, la sorella Liviana e il cognato Gianni. «È morto per colpa dell’amianto – racconta Ermanno Tarli, amico fraterno –. Aveva scoperto due anni fa il mesotelioma e probabilmente si era ammalato lavorando nel cantiere ad Ancona. Un killer silenzioso come l’amianto ce lo ha portato via». Una malattia di cui aveva parlato con gli amici e aveva cercato di affrontare con coraggio. «Era il mio più caro amico, come un fratello – prosegue Ermanno Tarli -. Una bravissima persona, di compagnia, brillante e sorridente. Se eri nervoso ci pensava lui a fartelo passare. Il sorriso e una parola buona per gli amici non gli sono mai mancati nemmeno nei momenti più difficili. Aveva dovuto affrontare il lutto per la morte della moglie e poi la malattia che in poco tempo ce lo ha portato via. Ci stiamo organizzando per andare a prenderlo in moto a Corinaldo – aggiunge – per scortarlo fino a Senigallia dove ci saranno i funerali».

Leggi l’articolo originale sul CorriereAdriatico.it

Tre dipendenti morti per l’ amianto – Un milione e mezzo di risarcimento

risarcimento

Al­tre con­dan­ne in pri­mo gra­do per Fin­can­tie­ri. Me­so­te­lio­mi e car­ci­no­mi pol­mo­na­ri: le tra­gi­che sto­rie

AN­CO­NA An­co­ra ope­rai uc­ci­si dall’ amian­to. An­co­ra sen­ten­ze di con­dan­na nei con­fron­ti del­la Fin­can­tie­ri. Am­mon­ta a qua­si un mi­lio­ne e mez­zo di eu­ro la som­ma che il can­tie­re na­va­le do­vrà pa­ga­re co­me risarcimento al­le fa­mi­glie di tre ex di­pen­den­ti, due mor­ti a cau­sa del me­so­te­lio­ma pleu­ri­co, uno per via di un car­ci­no­ma pol­mo­na­re.

La li­sta di mor­te

Tut­te ma­lat­tie con­trat­te, se­con­do quan­to ri­fe­ri­to dal­le pe­ri­zie di­scus­se in tri­bu­na­le, a se­gui­to dell’esposizione al­le fibre d’amian­to. Per la Fin­can­tie­ri si trat­ta dell’en­ne­si­mo risarcimento de­ci­so in pri­mo gra­do dai giu­di­ci del­la se­zio­ne ci­vi­le. A feb­bra­io, per il de­ces­so di due ex ope­rai, la so­cie­tà era sta­ta con­dan­na­ta al pa­ga­men­to diun mi­lio­ne e 400 mi­la eu­ro. Un ri­co­no­sci­men­to ot­te­nu­to po­chi me­si do­po la no­ti­zia del­la mor­te di Giu­lia­no Evan­ge­li­sti, ex sal­da­to­re del can­tie­re stron­ca­to dal me­so­te­lio­ma pleu­ri­co e per il cui de­ces­so la pro­cu­ra ha aper­to un fa­sci­co­lo. Le ul­ti­me sen­ten­ze ri­guar­da­no tre ex la­vo­ra­to­ri, le cui fa­mi­glie so­no sta­te rap­pre­sen­ta­te nei pro­ce­di­men­ti da­gli av­vo­ca­ti Ro­dol­fo e Lu­dovi­co Ber­ti. Le vi­cen­de, pur cor­se su dif­fe­ren­ti bi­na­ri, rac­con­ta­no la stes­sa sto­ria, ini­zia­ta con il con­tat­to con la sostanza kil­ler e ter­mi­na­ta con la mor­te, av­ve­nu­ta do­po una lun­ga ago­nia.
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La ma­xi ci­fra

Con la sen­ten­za del I giu­gno, il tri­bu­na­le ha de­cre­ta­to un risarcimento pa­ri e un mi­lio­ne e 100 mi­la eu­ro. Una ma­xi ci­fra che ha te­nu­to con­to dell’al­to numero di ere­di. Quel­lo di Bia­gi­ni è un ca­so par­ti­co­la­re. Avreb­be la­vo­ra­to con l’amian­to so­lo po­chi me­si, dal 1962 al 1963 e poi per un bre­ve pe­rio­do du­ran­te il 1966. Tan­to, pe­rò, è ba­sta­to per far­lo am­ma­la­re di me­so­te­lio­ma. Alla Fin­can­tie­ri, nel­le ve­sti di elet­tri­ci­sta, ci era ar­ri­va­to con una dit­ta in ap­pal­to del can­tie­re. An­co­ra più ra­ro il pro­ce­di­men­to aper­to­si per la mor­te del 67en­ne Quin­to Coac­ci, con­ge­da­to­si nel 1992 do­po aver ri­co­per­to va­ri ruo­li. A strap­par­lo alla vi­ta, nel 2008, è sta­to un car­ci­no­ma.

Le consulenze

La contrazione della patologia è multifattoriale. In questo caso, però, i consulenti hanno dimostrato come la patologia fosse collegabile al contatto con le fibre, rilevando l’esistenza di placche pleuriche e un principio di asbestosi in un paziente che non aveva mai fumato in vita sua. Di 854 mila euro il valore del risarcimento. «Siamo molto soddisfatti – ha detto l’avvocato Rodolfo Berti – dell’’andamento delle cause. Un po’ meno per gli importi liquidati».

Leggi l’articolo di Fe­de­ri­ca Ser­fi­lip­pi sul Corriere Adriatico

 

risarcimento

(Ancona)16 Jun 2017

Amianto, assolti gli otto ex manager della Breda-Ansaldo: «Vergogna»

Breda-Ansaldo

Breda-Ansaldo Altro proscioglimento a Milano in linea con i recenti verdetti per casi analoghi. La protesta e il dolore delle famiglie degli operai dello stabilimento in viale Sarca.

Sono stati tutti assolti gli otto ex manager della Breda-Ansaldo, accusati di omicidio colposo per la morte di una decina di operai causata, secondo l’accusa, dall’esposizione all’amianto nello stabilimento milanese di viale Sarca tra gli anni ‘70 e il 1985. Una sentenza in linea con i recenti verdetti a Milano di assoluzione per casi analoghi. I familiari e gli amici delle vittime presenti in aula hanno accolto la sentenza gridando: «Vergogna».

Le richieste dell’accusa

Il pm di Milano Nicola Balice aveva chiesto condanne con pene da 2 anni a 4 anni e 11 mesi di reclusione. Nella sua lunga requisitoria aveva parlato di condotte «gravemente colpose» da parte degli imputati, che «sapevano di mettere a rischio i lavoratori» e che «se ne sono infischiati fino al 1985» delle norme sull’amianto. «La Corte che dovrà riflettere molto prima di emettere una sentenza di condanna, pensi attentamente anche alle vittime dell’ amianto», aveva detto rivolgendosi al collegio della nona sezione penale, Laura Mara, avvocato di Medicina Democratica, Aiea e del Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio, associazioni parti civili nel processo.

15 giugno 2017

Leggi l’articolo originale su Corriere della Sera Milano

Amianto , nuovo protocollo per la sorveglianza sanitaria

Sorveglianza sanitaria

Sorveglianza sanitaria – Dopo anni arriva l’ok della giunta regionale. Un’altra vittoria per gli ex lavoratori di Ottana Soddisfatta Sabina Contu (Aiea): «Finalmente procedure uniche per diagnosticare le patologie»

NUORO. È tempo di buone notizie per gli ex lavoratori di Ottana esposti all’amianto. Dopo i primi riconoscimenti da parte dell’Inail delle malattie professionali provocate dall’amianto negati per anni, è ora la volta dell’approvazione da parte della giunta regionale del nuovo protocollo per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori che sono stati esposti alla fibra killer, che, tra gli ex lavoratori di Ottana, ha, finora, provocato 123 vittime. Il provvedimento, promesso dall’assessore Luigi Arru nel corso di un’assemblea pubblica a Nuoro, è stato approvato due giorni fa. Un anno di gestazione che ora ha dato i suoi frutti. «Su proposta dell’assessore della Sanità, Luigi Arru – si legge in una nota della Regione – è stato approvato il protocollo operativo per l’informazione e l’assistenza ai soggetti che ritengono di avere avuto in passato una esposizione lavorativa all’amianto e per la sorveglianza sanitaria di coloro che vengono valutati come ex esposti». I dettagli del protocollo saranno resi noti oggi a Cagliari nel corso di una conferenza stampa. I lavoratori di Ottana ex esposti all’amianto conquistano così, dopo oltre 25 anni di lotte, un altro importante traguardo: l’uniformità delle procedure da parte delle diverse Asl dell’isola per la diagnosi e la sorveglianza sanitaria delle patologie asbesto correlate, cioè provocate dall’amianto. Finora, infatti, le linee di indirizzo non erano omogenee. Capitava che la stessa malattia venisse riconosciuta da una Asl e negata dall’altra. Molti lavoratori per ottenere una diagnosi certa erano costretti a ricorrere, a loro spese, a strutture della penisola. D’ora in poi non sarà così. Le procedure saranno uguali in tutte le Asl della Sardegna. Chi risulterà malato o ex esposto all’amianto a Oristano, lo sarà anche a Nuoro e Sassari. Positivo, se non entusiasta, il commento della presidente dell’Aiea (associazione esposti all’amianto), Sabina Contu, condottiera di tante battaglie per conquistare i diritti finora negati agli ex esposti. «Siamo molto soddisfatti in quanto con il nuovo protocollo si uniformeranno le procedure tra i diversi Spresal (l’organo tecnico dell’Inail per la sicurezza e prevenzione sul lavoro, ndc) delle diverse Asl e verrà garantito a tutti lo stesso trattamento in grado di dare luogo a una diagnosi certa e precoce delle patologie asbesto correlate».

15 giugno 2017

Leggi l’articolo originale di Federico Sedda su La Nuova Sardegna

Amianto a Torregrande, gli Ex esposti pronti a rivolgersi alla magistratura

L’associazione

L’associazione Ex esposti amianto è pronta a rivolgersi alla magistratura se non verrà fatta chiarezza sui lavori di bonifica dall’amianto a Torregrande.

L’associazione nella persona del presidente Giampaolo Lilliu da tempo ha sollevato una serie di perplessità sugli interventi lungo la spiaggia e aveva chiesto un parere alla Asl, ma – sostiene – “la risposta è insoddisfacente”.

L’associazione ha evidenziato che durante i lavori di bonifica dell’amianto, “nonostante i cartelli di segnalazione, molte persone hanno continuato a frequentare la spiaggia e l’area riservata ai cani”.

E ancora, secondo Lilliu, non è chiaro come d’estate potrà essere utilizzato il litorale visto che i lavori saranno sospesi ma il cantiere resterà aperto. “Asl, Arpas, Demanio e Capitaneria devono prendere una posizione chiara a tutela della salute dei cittadini”, dicono dell’associazione che chiede dunque un intervento urgente, altrimenti sono decisi ad andare avanti e a presentare una segnalazione formale in Procura.

Gli interventi per la bonifica dall’amianto sono iniziati a febbraio scorso, il Comune ha affidato l’appalto a una ditta specializzata in bonifica ambientale: a disposizione 300mila euro (fondi regionali) per ripulire tutta la spiaggia.

Leggi l’articolo di Valeria Pinna su L’UnioneSarda.it

Cemento-Amianto, messe in sicurezza 7206 tonnellate negli ultimi sette anni

cemento-amianto

Imola. Sono state ben 7206 le tonnellate di cemento-amianto incapsulate e confinate, dunque messe in sicurezza, nel Comune dal 2010 a maggio 2017 grazie a un lavoro che ha visto protagonista l’Amministrazione in collaborazione con Hera e l’Ausl,. In parte sono poi state trasferite in impianti di recupero in Italia e all’estero, in Germania.

Come è noto l’amianto, se non messo in sicurezza con tecniche speciali come è invece accaduto a Imola ricordando che su tale tema c’è ancora tanto lavoro da fare tanto che si può dire di essere circa a metà percorso, può essere letale, se respirato, per la salute dei cittadini i quali, spiega il sindaco Daniele Manca “hanno dimostrato una grande collaborazione e un forte senso di comunità nell’operazione di economia circolare che abbiamo messo in moto con l’ordinanza del 2012 che rappresentò un lavoro forse unico a livello nazionale e per il quale ricevemmo un plauso dalla Regione visto anche che la nostra fu una scelta volontaria”.

Proprio da tale ordinanza, sottolinea l’ingegnere del Comune Federica Ferri “è nato il censimento dell’amianto negli immobili privati e nelle aziende soprattutto sulle coperture con successivo invio di una scheda tecnica all’Amministrazione entro il 31 ottobre 2013 (1088 pervenute nei termini, in maggior parte tetti e canne fumarie) e di una relazione di valutazione del rischio e dello stato di conservazione entro il 30 aprile 2014. Un’operazione importante è stata svolta da Hera che, su segnalazione delle persone, è passata a prendere sulle 1300 tettoie rovinate a domicilio per 300 tonnellate. Il censimento è stato utile pure per sensibilizzare tanti cittadini che ci hanno fatto sapere che stavano mettendo in sicurezza da soli il cemento-amianto. Attualmente su 56 procedimenti avviati, 31 sono stati conclusi per 108 tonnellate”.

E nelle strutture pubbliche? Al momento non ci sono situazioni dove è necessario rimuovere cemento-amianto, intanto…

Leggi l’articolo su LeggiLaNotizia.it

26/05/2017