Amianto a Ottana, strage continua: le vittime salgono a 121

fabbrica dei veleni

Giovanni Maria Cinellu di Tresnuraghes aveva 69 anni e sei tumori. A gennaio l’Inail ha respinto la sua richiesta di malattia professionale

OTTANA. Si allunga l’elenco delle vittime della fabbrica dei veleni, qual è stata con tutta probabilità l’industria chimica di Ottana almeno sino a tutti gli anni ’90.

L’ultima vittima, la numero 121 (ma il dato potrebbe essere in difetto), è stato sepolta ieri a Tresnuraghes, suo paese natale, dov’era rientrata dopo aver lavorato oltre vent’anni nell’ormai famigerato reparto AT5 di Ottana. Si chiamava Giovanni Maria Cinellu e aveva 69 anni. Pochi mesi fa, il 26 novembre, aveva raccontato la sua odissea ai microfoni di una tv locale, dove veniva presentato come uno degli ultimi superstiti del reparto. «Siamo rimasti in pochi e la maggior parte di noi sta partendo – aveva detto con un filo di voce – A me la fabbrica dei veleni ha lasciato in dote cinque tumori: alla vescica, alla gola, al colon, al naso e ai polmoni. Ma l’Inail non mi riconosce la malattia professionale». Cinellu non sapeva che di lì a poco si sarebbe aggiunto un sesto tumore, alla testa. Si è spento venerdì 19 all’ospedale di Bosa.

L’uomo aveva presentato domanda di riconoscimento della malattia professionale nel maggio 2016 all’Inail di Sassari. A ottobre la sede Inail di Oristano, la più vicina al suo luogo di residenza, gli aveva chiesto di presentare tutta la documentazione relativa al suo precario stato di salute. Nonostante ciò, l’11 Gennaio di quest’anno rigettava la sua domanda.

Francesco Tolu, ex operaio e sindacalista di Ottana, componente del direttivo regionale dell’Aiea (l’associazione che si batte per il diritto degli esposti all’amianto), ricorda così l’amico e collega: «Dopo atroci sofferenze, un altro compagno ci ha lasciato, l’ennesima vittima colpita dall’amianto, non riconosciuto dall’Inail. Lo voglio ricordare come lui avrebbe voluto, con l’intervista che rilasciò durante l’assemblea regionale che tenemmo a Ottana; nonostante fosse colpito in modo grave da ben cinque tumori non volle mancare a quell’appuntamento e con la sua presenza voleva incoraggiare gli altri ad andare avanti in questa battaglia. Con molta calma ma con grande determinazione, e persino un leggero sorriso, raccontò il calvario della sua malattia e di ciò che Ottana gli aveva lasciato in dote, quasi che fosse una sorta di eredità: parlò dei suoi cinque tumori, ai quali di recente si è aggiunto il sesto. Non ce l’ha fatta, ha smesso di soffrire, ma anche di vivere, nell’ospedale di Bosa».

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