Amianto killer, la ‘strage nascosta’ tra i militari. E i “non so” dei responsabili sicurezza della Difesa

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La relazione segreta dell’ex pm Guariniello, consulente della commissione Uranio: “In Marina 946 morti o malati di asbestosi. Ma per la Difesa risultano solo 126 casi. Perchè questa stupefacente differenza di dati?”. Durante le audizioni dei colonnelli responsabili della sicurezza sul lavoro dei dipendenti delle Forze Armate, emerse gravi lacune nel sistema della prevenzione delle malattie professionali

ROMA – “Quasi mille militari della Marina sono morti, o si sono ammalati di tumore al polmone provocato dall’esposizione all’amianto. Ma per il ministero della Difesa morti e malati di mesotelioma sono ‘solo’ 126. Perchè questa stupefacente discrepanza di dati?”. Quando l’ex pm Raffaele Guariniello ha sollevato la questione della ‘strage nascosta’ dei militari colpiti da mesotelioma, è calato il silenzio tra i parlamentari delle commissioni riunite Lavoro e Affari sociali che l’avevano convocato per una audizione tecnica.

Guariniello: “Sottostimati i rischi”. La risposta a quella inquietante domanda sul perchè nel drammatico conteggio dei morti o malati di asbestosi manchino all’appello (nei registri delle Forze Armate) 820 militari, l’ha data lo stesso ex magistrato.
Guariniello: “Il direttore dell’Osservatorio epidemiologico della Difesa ha riferito tra i militari 126 casi di mesotelioma. Perchè questa stupefacente differenza di dati? La ragione è molto semplice: quell’Osservatorio riceve le informazioni relative ai nuovi casi di patologie neoplastiche diagnosticati al personale in servizio, mentre non riceve alcuna informazione relativa al personale congedato”. Cioè nel periodo nel quale la malattia, che sta in ‘incubazione’ diversi anni, si sviluppa. “È evidente – ha aggiunto l’ex pm – che in termini preventivi la sottostima dei casi può erroneamente indurre a ritenere efficienti i sistemi di prevenzione in atto e a non stimolarne una revisione critica. E può indurre, e ha indotto in specifiche sedi giudiziarie, a ritenere indimostrato il nesso causale tra patologia e esposizione a determinati agenti nocivi”.

Parlamento: “Sicurezza lavoro militari sotto l’Inail”. Le Commissioni riunite stanno svolgendo da un mese una approfondita indagine nell’ambito dell’esame della proposta di legge per far transitare i militari vittime di malattie o infortuni professionali nell’ambito dell’Inail anzichè, com’è oggi, sotto la ‘tutela’ del ministero della Difesa. La riforma s’è resa urgente dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per mancanza di imparzialità, terzietà, neutralità e mancanza del principio di parità delle armi riguardo ai collegi medico legali della Difesa. In sostanza, i vertici militari giudicano se stessi quando sono accusati dai subordinati di non aver rispettato le norme sulla sicurezza del lavoro.

Scanu: “Basta sistema di minori tutele”. “Il servizio che i nostri militari sono chiamati a svolgere – spiega Giampiero Scanu, presidente della Commissione Uranio – li espone non solo ai rischi cui sono soggetti tutti gli altri lavoratori, ma addirittura a rischi particolari che altri per fortuna non corrono. La nostra proposta intende doverosamente abbattere il muro che impedisce ai militari, all’ambiente e ai cittadini di essere garantiti dal sistema universalistico di protezione sui rischi del lavoro offerto dall’Inail a tutti gli altri lavoratori. La specificità del mondo militare non può trasformarsi in un sistema di minori tutele per tutti: militari, ambiente e cittadini. Che dire di un procedimento che dura decenni e costringe persone impegnate a combattere con malattie devastanti a rincorrere il diritto agli indennizzi tra il Tar e il Consiglio di Stato? O quando, dopo due sentenze favorevoli, l’Amministrazione della Difesa si appella alla Cassazione contro due genitori che venti anni prima hanno perso il figlio soldato?”

Leggi l’articolo originale di ALBERTO CUSTODERO su Repubblica.it