Amianto, inchiesta per omicidio colposo. Indagati due imprenditori di Vado

omicidio colposo

Il lavoratore vadese deceduto per il mesotelioma aveva lavorato in alcuni cantieri navali

Questa volta non è una causa civile finalizzata ad un risarcimento economico. E neppure una causa di lavoro, ma un’indagine penale per stabilire eventuali responsabilità dei datori di lavoro che non hanno protetto un loro dipendente dall’amianto-killer.

Questa volta si è indagato per omicidio colposo. E il pubblico ministero non ha archiviato le accuse, preparandosi a chiedere il rinvio a giudizio. Ovvero a chiedere il processo per due datori di lavoro dopo aver chiuso le indagini. È uno dei primi casi trattati in provincia di Savona dal punto di vista penale.

Il dipendente avrebbe respirato fibre e polvere d’amianto per anni. La morte per mesotelioma pleurico del vadese Giuseppe R. -malattia professionale riconosciuta dall’Inail contratta durante il lavoro nel settore della nautica- avrebbe dei responsabili secondo la tesi d’accusa della Procura. Sarebbero i datori di lavoro. Per cui nei giorni scorsi sono state chiuse le indagini con l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

Dopo la notifica di «fine indagini» firmata dal sostituto procuratore Giovanni Battista Ferro gli avvocati degli indagati hanno a disposizione venti giorni per depositare memorie difensive o chiedere di essere interrogati dal pubblico ministero. Il prossimo passo è la richiesta di rinvio a giudizio davanti questa volta ad una«non archiviazione».

Giuseppe R. lavorava nel settore delle demolizioni delle navi, nei cantieri navali. Morì il 18 febbraio 2008. Nove anni fa. Aveva 75 anni. Pochi mesi prima si era rivolto ad un legale e insieme alla moglie aveva depositato le prime denunce. Era andato in pensione nel 1993. Aveva sempre lavorato come “tagliaferro” a bordo delle navi e in ambienti chiusi. In un primo momento il giudice per l’udienza preliminare accolse il ricorso dei familiari (parte offesa) che si opposero alla proposta di iniziale archiviazione a cui arrivò la Procura. Il giudice dispose nuove indagini. Il pubblico ministero Giovanni Battista Ferro insieme alla polizia giudiziaria dell’Asl in Procura è ripartito e ha ricostruito tipo e periodi di lavoro svolti dall’uomo individuare le ditte “Giuseppe Riccardi” poi “Vado Marina” con sede a Vado sull’Aurelia, per cui Giuseppe R. aveva lavorato per circa 14 anni.

Leggi l’articolo di Alberto Parodi su LA STAMPA SAVONA

30/06/2017